Chiusi dentro

Chiusi dentro

Da inizio marzo, la maggior parte degli italiani si è trovata a confrontarsi con una nuova esperienza: rimanere chiusi dentro casa a convivere con altre persone o con se stessi.

Soprattutto nei primi giorni, alcuni ne hanno approfittato per fare il punto della situazione, rispolverare vecchi ricordi o progetti, contattare persone per mantenere i rapporti o riscoprirli.
Per altri è stata – e continua ad essere – una costrizione mal sopportata, temuta, vissuta come infinita. Tante parole sono già state spese sulla difficoltà a rinunciare alle proprie libertà, magari scoperte per quel meccanismo che ci porta a dare attenzione alle cose nel momento in cui rischiamo di perderle.  
Viceversa, è stata posta poca attenzione a tutti coloro che, già prima della pandemia, erano chiusi dentro per una serie di motivi. Chi perché non è interessatoa relazionarsi con gli altri o ne ha paura; chi teme di essere contaminato o contagiato e non accetta di assumersi questo rischio; chi vorrebbe uscire ma non ha le forze per farlo.

Questo articolo e quelli che seguiranno prendono il nome da Chiusi dentro, un romanzodi John Scalzi (2016) che analizza uno scenario – oggi meno fantascientifico – in cui milioni di esseri umani, contagiati da un virus globale con sintomi simili a quelli di un’influenza, si trovano paralizzati all'interno del proprio corpo. In questa serie di articoli verrà approfondita una condizione di difficoltà o una psicopatologia. L’obiettivo è quello di far chiarezza su quali siano questi disturbi ed imparare a riconoscerne i sintomi; domandarsi e capire se erano già presenti prima della pandemia e sono peggiorati con questa, o se sono iniziati proprio a causa dell’eccezionalità di questa situazione.  

Uno dei principali disturbi legati all’isolamento sociale è la depressione. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali-Quinta edizione (DSM-5; APA, 2013) classifica la depressione in più condizioni contraddistinte da diversa durata e gravità, tra cui le principali sono il disturbo depressivo maggiore ed il disturbo depressivo persistente (distimia).
Nel 2012, la World Health Organization ha divulgato un video (è possibile vederlo a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=XiCrniLQGYc&feature=emb_title) che spiega con chiarezza i sintomi della depressione, come si origina e si sviluppa e come iniziare ad esserne consapevoli e fare il primo passo per superarla.

Uno strumento utile a valutare la presenza di sintomatologia depressiva e la sua gravità è il questionario BDI-13, riportato in un testo di La Rosa e Onofri (2017). Per ognuno dei 13 gruppi di affermazioni deve essere scelta la frase che descrive al meglio come ci si è sentiti nelle ultime due settimane:

0 Non mi sento triste
1 Mi sento triste o malinconico
2 Sono malinconico o triste per tutto il tempo e non so come uscirne fuori
3 Sono talmente triste o infelice da non poterlo sopportare

0 Non mi sento particolarmente pessimista o scoraggiato riguardo al futuro
1 Mi sento scoraggiato riguardo al futuro
2 Mi sembra che, per il futuro, non mi attenda nulla di positivo
3 Mi sembra che il futuro sia senza speranza e che le cose non possano migliorare

0 Non mi sembra di essere un fallimento
1 Mi sembra di aver commesso più errori degli altri
2 Se ripenso al mio passato, non vedo altro che un mucchio di errori
3 Mi sento, come persona (genitore, marito, moglie…) un totale fallimento

0 Non sono particolarmente insoddisfatto
1 Non mi godo le cose come in passato
2 Non c’è più niente che riesca a darmi soddisfazione
3 Sono insoddisfatto di tutto

0 Non mi sento particolarmente in colpa
1 Spesso mi sento cattivo o di non valere niente
2 Mi sento abbastanza in colpa
3 Mi sento sempre come se fossi molto cattivo o di non valere niente

0 Non mi sento deluso di me stesso
1 Sono deluso di me stesso
2 Sono disgustato di me stesso
3 Odio me stesso

0 Non penso affatto di farmi del male
1 Penso che sarebbe meglio che io fossi morto
2 Ho fatto dei progetti precisi di suicidio
3 Mi ucciderei se ne avessi la possibilità

0 Non ho perso l’interesse per gli altri
1 Rispetto al passato, sono meno interessato agli altri
2 Ho perso la maggior parte del mio interesse per gli altri e ho scarso trasporto nei loro confronti
3 Ho perso qualsiasi interesse per gli altri e non mi preoccupo affatto di loro

0 Prendo le mie decisioni come prima
1 Tendo a rimandare le decisioni
2 Ho notevole difficoltà a prendere le decisioni
3 Non sono più capace di prendere alcuna decisione

0 Non mi sembra di apparire peggio che in passato
1 Sono preoccupato perché sembro vecchio o poco attraente
2 Mi sembra che siano avvenuti dei cambiamenti permanenti nel mio aspetto che mi rendono poco attraente
3 Mi sembra di avere un aspetto orrendo o ripugnante

0 Lavoro bene come in passato
1 Per iniziare a fare qualcosa mi occorre uno sforzo maggiore
2 Devo sforzarmi molto per fare qualsiasi cosa
3 Non riesco più a fare niente

0 Non mi stanco più del solito
1 Mi stanco più facilmente di prima
2 Mi stanco a fare qualsiasi cosa
3 Mi stanco troppo nel fare qualsiasi cosa

0 Il mio appetito non è diverso dal solito
1 Il mio appetito non è più buono come una volta
2 Il mio appetito è molto diminuito
3 Non ho più appetito per niente

È importante specificare che tale autovalutazione non ha intento diagnostico. Tuttavia, il punteggio ottenuto può orientare il lettore circa la presenza e la gravità della sintomatologia depressiva.
In particolare, devono essere sommati i punteggi che precedono la frase scelta (0, 1, 2 o 3). Se il totale è tra 10 e 19 punti si può essere in presenza di una depressione lieve; tra 20 e 29 punti potrebbe trattarsi di depressione moderata; un punteggio maggiore di 30 potrebbe indicare un quadro depressivo grave

Sintomi come umore depresso, perdita di interesse o piacere per le attività quotidiane, mancanza di energia e sentimenti di autosvalutazione, quando diventano intensi, molto frequenti e duraturi possono portare la persona a “fermarsi”, a considerare inutile tutto quello che faceva e perdere la speranza sul futuro.
Per questo motivo, durante la quarantena è importante mantenere quanto possibile le attività che caratterizzavano la vita quotidiana prima della pandemia: cercare di lavorare con altre modalità o pensare a progetti che potranno essere sviluppati quando verranno ridotte le restrizioni; mantenere i contatti con familiari e amici; assicurarsi che alimentazione e sonno siano regolari; dedicare tempo ai propri hobby e alla cura di sé. Quando diventa difficile gestire il proprio umore o ci si accorge che le persone attorno a noi hanno questo tipo di difficoltà, è bene rivolgersi ad un professionista che possa valutare la condizione di salute psicofisica, informare correttamente sulla sintomatologia e proporre, eventualmente, un supporto psicologico o un intervento psicoterapeutico mirato.

Dott. Davide Berardi | Psicologo e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

 

Riferimenti
American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders (DSM-5) (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
La Rosa, C., & Onofri, A. (2017). Depressione. Affrontare il male (non più) oscuro. Milano: San Paolo.
Scalzi, J. (2016). Chiusi dentro. Milano: Mondadori.
World Health Organization (2012). I had a black dog, his name was depression. Retrieved on: https://www.youtube.com/watch?v=XiCrniLQGYc&feature=emb_title

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